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Indici di allerta 08/02/2020

Lodovico Cesare Scolari


Indici di allerta a cosa servono? Non solo per la crisi d'impresa

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La misurazione degli indici di allerta consente di verificare in maniera anticipata e tempestiva un eventuale stato di difficoltà della tua impresa. In sostanza consentono di predire la capacità della tua azienda di far fronte agli impegni nel breve periodo (nei prossimi 6 mesi) e le sue prospettive di continuità. Tutto ciò contestualmente all'analisi ed alla verifica di un consistente insieme di parametri  reddituali, patrimoniali e finanziari. Tutto ciò è quanto è emerso nel corso della pubblica presentazione da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili degli indici di allerta della crisi d’impresa lo scorso ottobre.

Gli indici di allerta crisi elaborati dagli esperti del Consiglio Nazionale sono definiti “facoltativi”: cosa significa? Che motivandolo adeguatamente ogni impresa potrà dotarsi del proprio specifico set di indici di allerta; un vero e proprio "set personalizzato" costruito sulla singola specificità e che, se applicati a un’altra realtà, non avrà valenza adeguata. In sostanza, il requisito specifico è che il set di indici specifici sia idoneo alla tempestiva emersione delle criticità aziendali! 

Ma che cosa comporta realmente per un’azienda adottare un set adeguato di indici di allerta crisi?

Gli indici di allerta e il controllo di gestione

La pubblica presentazione da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili si colloca nell'alveo strategico del nuovo impianto normativo introdotto dalla riforma della disciplina sulla crisi d'impresa e dell'insolvenza del febbraio dello scorso anno. Una vera e propria rivoluzione innovativa per il settore imprenditoriale. In special luogo per le micro e medie imprese.

Come “antipasto” della direttiva europea detta Insolvency, che in altri Paesi è già stata implementata con successo, la riforma normativa impone a tutte le imprese, a prescindere dalle loro dimensioni, un nuovo approccio, una nuova cultura, una nuova metodologia: l'educazione alla competitività mediante l'adozione di modelli di analisi predittiva e di autodiagnosi  dove il raggiungimento della compliance non può che costituire una conseguenza automatica.

Nessun imprenditore, piccolo o grande che sia può esimersi da una misurazione e da un’analisi trimestrale dello stato di salute finanziario ed economico della propria azienda. Ed è qui che gli indici di allerta entrano in gioco.

 

Gli indici di allerta per casi particolari

Il decreto legislativo 14/2019 entrato in vigore nel febbraio 2019, prevede anche indici di allerta per casi particolari, quali:

  • start up costituite da meno di due anni, per le quali rileva il solo patrimonio netto negativo;
  • start up innovative, dove invece il Consiglio Nazionale evidenzia come fattore principale la capacità di ottenere risorse finanziarie da soci, obbligazionisti, banche e intermediari finanziari, mentre l’assenza di ricavi o risultati negativi non sono fattori decisivi per individuare uno stato di crisi.

In tutte le altre casistiche (quando le difese immunitarie sono standard), invece, vengono considerati segnali di allerta crisi secondo l’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 14/2019, reiterati e significativi ritardi nei pagamenti, l’assenza di prospettive di continuità aziendale e  insufficienti prospettive di cash flow.

 

Quello che molti imprenditori ancora non riescono a comprendere, è che questi parametri non sono solamente indici di allerta della crisi d’impresa, ma sono anche gli indicatori dei parametri vitali del loro business! Rappresentano un vero e proprio termometro in grado di misurare lo stato di salute aziendale; uno strumento che ti indica se ti è salita la febbre e che ti induce ad avere cura della tua salute se non vuoi arrivare a sera con una polmonite! Rappresentano la rotta da seguire rispetto al percorso strategico che ti sei dato!

Con gli stessi parametri non solo tieni d'occhio situazioni di criticità ma soprattutto misuri i progressi della strategia in corso! Programmi quando e quali investimenti fare, stabilisci obbiettivi di ROI e ne misuri l'effettivo raggiungimento. Insomma una vera e propria rivoluzione a livello di controllo di gestione aziendale, ancora oggi troppo vincolato all’archetipo del bilancio di esercizio, pietra miliare del monitoraggio.

Per uscire dalle vecchie logiche e entrare nel mondo della pianificazione aziendale, devi avere a tuo fianco professionisti che sappiano guidarti a trovare gli indicatori giusti, quelli che definiscono al meglio la tua azienda. Questo, il consulente tradizionale non lo fa; scopri cosa fanno i professionisti oggi.

Parlami dei tuoi progetti e impostiamo insieme la tua strategia di crescita.

 

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Lodovico Cesare Scolari

scritto da Lodovico Cesare Scolari

Sono un consulente specializzato in pianificazione strategica aziendale, organizzazione e programmazione economico/finanziaria, iscritto all’ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e Revisore Legale iscritto al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tutti i giorni aiuto Imprenditori, CFO e Manager ad incrementare performances e risultati aziendali, utilizzando il metodo COMPETI. COMPETI (acronimo di: Cambiamento Organizzativo – Misurazione Performance e Target Incrementali) è un metodo di lean management basato sull’ottimizzazione dei processi e l’adozione di “best practice” con conseguente incremento della competitività mediante l’adozione di strumenti e piattaforme digitali innovative. Dopo la formazione economico finanziaria, ho fatto della mia passione un lavoro. Nel 1998 ho fondato Scolari & Partners, società di consulenza aziendale e sviluppo di progetti d’impresa.